mercoledì 3 giugno 2009

A giugno, nei migliori Drive-in.




L'attesa amici miei sta per finire...
Fra poco l'aggrumarsi dei vostri sogni, delle vostre necessità farà breccia nella piccola e grande Padova; si farà vedere, si farà perché no - sentire. Non farà male a nessuno - al più scuoterà un po' le giornate qualunque riempiendole d'aspettativa - di brio, di curiosità, di ignoto...

Ludicamente vostra, Moana Cracksi 3.

domenica 31 maggio 2009

Necro(e)logio 2.

All'età di trentasette anni in data **/**/** è venuta a mancare a se stessa M.M. la rimpiange la sua giovinezza venduta in uno di quei paesi che hanno il nome che cambia molto spesso, la cinghia con cui si è impiccata; tutti quelli che la conobbero finché ha lavorato.

M.M. è stata in tutto una donna sincera, tale è stato il suo lavoro che senza melliflui preamboli fu quello della puttana. Donna precisa e di poche parole è riuscita agilmente ad evitare di mettere al mondo un bastardo, per felicità sua, non potremo mai sapere se pure di quel bastardo.
Molti la hanno amata e da lei hanno ottenuto quello che volevano, molti perciò da lei sono dipesi, altrettanti hanno cercato tra le sue natiche quel conforto che solo una donna può dare, così con lei hanno messo da parte quei due tre dolori che, sebbene da tutti saputi, all'apparenza dipendono sempre da eventi del tutto straordinari. La sua tumulazione non si saprà mai da chi sia stata pagata: ad ogni modo a metterla nella terra c'era un prete, calle fresche, dei gigli ed altri fiori cari alla Madonna, nessuno ha urlato «troia, puttana» perché oltre al prete non c'era nessuno. I parenti che l'hanno venduta non sono venuti, chi le baciò la nuca ben più di una volta non ha retto il feretro nell'autunno che piove: se dei matrimoni sotto la pioggia si dice che siano fortunati non certo lo stesso si ritiene dei funerali.
M.M. non si è fatta cremare perché milioni di baci di larva la potessero avvolgere fino alla totale scheletrizzazione, ora si trova da qualche parte in un campo comune, l'erba sopra di lei non è mai stata così grassa e rigogliosa, il legno morbido della sua bara attingendo dalla sua salma sorridente ha messo forti radici; la gente si rammenta di dove è stata sepolta perché proprio là ora cresce quel piccolo nespolo che nessuno si sente di tagliare.
Un ragazzo ubriaco la notte di Halloween ha preso il coltellaccio ed ha inciso a gran forza sul fusto di quella pianta resistente: «qui giace la donna che volle essere amata e che per questo amò tutti nell'unico modo che le avevano impartito» e questa ultima cosa - forse - sarebbe stata l'unica cosa da dire.

Ludicamente vostra Moana Cracksi 3.

venerdì 22 maggio 2009

Necrologio.

All'età di sessantacinque anni, in data **/**/** è venuto a mancare G.C., lo rimpiange la figlia che non ha mai avuto e la moglie che lo ha piantato dopo sei mesi di matrimonio.

G.C. ha lavorato buona parte della vita in fabbrica, non si è lamentato mai di nulla, gli andava bene uno stipendio come tanti; G.C. non ha mai lottato per un diritto od un dovere: «sono stanco» diceva sempre, e voi che scioperate è 'ché siete dei pigri fannulloni. G.C. quando studiava ingegneria teneva in testa qualche ragione per sentirsi almeno a posto con se stesso: gli psicologi sono inutili, i letterati sono inutili, i filosofi non servono a un cazzo, gli scienziati politici sono comunisti. «Studio tutto il giorno, la sera lavoro in un call center, voto l'imprenditore che vedo alla TV perché sorride e ha fatto i soldi, gli altri sono pallidi e non hanno lavorato mai». G.C. del resto non ha mai perso tempo nel comprender una legge se non quella del 'produci e taci'.

G.C. nato il **/**/**, è cresciuto da formica ed odiando la cicala, genitori un po' severi lo piegavano sui libri – ha fatto lo scientifico vivendo con il mito del Ferrari, quando a quarant'anni ha perso il suo lavoro sua moglie lo ha piantato che era al terzo mese «da un fallito non voglio avere figli, me ne torno da mia madre». G.C. è sempre stato un buon cattolico: in chiesa alla vigilia di Natale come tutto il vicinato, «guarda, anche lui è venuto, ma che brav'uomo».

G.C. quella volta che in centro il cronista lo ha fermato ha versato in poche frasi il suo pensiero: via gli immigrati, via i comunisti, via i fascisti, via chi non lavora, viva l'Italia. G.C. è stato uno dei tanti che si riassumono così: vivere per lavorare andando sempre avanti come un treno e le domande sono un lusso che la gente giusta non si può permettere:


il lavoro è fatica,
il lavoro è dovere,
il lavoro è la vita.
Chi non la svanga così è perché ruba.
Questo avrebbe solo voluto insegnare alla figlia che non ha mai avuto.

G.C. ha una tomba come tante in un cimitero di provincia, una lapide di marmo lucido ed una targhetta d'ottone dove sorride la sua foto di ventenne in visita agli stabilimenti ENI. Quando sarà morto da un mese nessuno piangerà più la sua scomparsa, i fiori di tessuto plastificato in due estati saranno passati dall'arancione al giallo piscio. Di lui resteranno solo queste righe.

Ludicamente vostra, Moana Cracksi 3.

giovedì 21 maggio 2009

Diario di bordo.

Ognuno di noi ha una piccola rivoluzione nell'anima.
Ogni essere umano a suo modo desidera cambiare le cose.

1. Molti però hanno paura di farlo.
2. Molti non trovano il tempo.
3. Molti non sanno di essere all'altezza.
4. Molti altri sembrano dormienti.

Credo che sia tempo che gli iper-occupati, gli sfiduciati in se stessi, i dormienti capiscano che le cose possono cambiare solo se i primi a farlo sono proprio loro. Anche per dare forza a chi è già a metà strada: quelli che passano la propria vita a frignare ma allo stesso tempo senza proporre soluzioni.




Una sera, un amico inglese mi ha detto "il problema dell'Inghilterra è che gli inglesi aspettano che arrivino dei problemi per poi lamentarsene senza agire". Ecco, io non vorrei che questo diventasse anche il problema nostro.

Prendetemi come un
sentimento
prendetemi come un'
incognita
prendetemi come un
imprevisto,
prendetemi come una di quelle buche che vi sfasano l'asse della macchina, o uno di quei vetri che vi fanno cambiare lo pneumatico.

Con me non si può dormire, non si può prevedere.


Proviamo a fare un gioco:


Io sono il punto di domanda e Padova è la pagina dove scriviamo.
dove si mette il punto di domanda?
Dove cadrà?, per quale interrogativo il punto erigerà la sua inquietante dimora?

Non sono una persona cattiva, non si spaventi nessuno.
La paura è il mezzo che il potere usa per controllare chi la prova.
Io non faccio del male, perché non voglio se ne faccia a me.

Io voglio solo che le persone capiscano che il modo possibile di vivere non è solo quello a cui siamo stati abituati, e per fare questo userò i mezzi che mi sembrano più...


...insoliti.


Qualcuno accetta le regole?, se sì sappia che gli verranno comunicate strada facendo, questa è come una scatola di cioccolatini, prima la accetti e poi la apri.



dissentitamente vostra.
Moana C.

venerdì 8 maggio 2009

Quando si mettono i cingoli e la strada è fangosa.

Non c'è niente di più triste di essere programmati da qualcuno. Se già il naturale corso della vita - nascita, crescita, pubertà, masturbazione, sofferenze, innamoramenti, sconfitte, qualche vittoria, felicità, malattia, morte di amici, morte nostra - non fosse già ripetitivo, si aggiunge che oggi niente è lasciato al caso, alla fantasia.
Tutto è già deciso, ma non a livello delle grandi cospirazioni internazionali, anche per noi gente mediocre. Pensiamo ad una cosa molto semplice: il semaforo. Il semaforo è uno dei grandi gerarchi che governano le nostre esistenze. Ed è lui a dire chi può e chi non può. è lui che decide se passi o se resti fermo, se hanno ragione a stirarti per strada o se invece avevi ragione tu e sei un martire. Con il semaforo è tutto aleatorio "c'era il giallo ma era in avanzato stato decompositivo, tendente all'arancione zafferano, quasi rosso si ma non era PROPRIO rosso".

Il semaforo, ti guarda e minaccia di rossarsi prima che tu abbia attraversato il crocevia o la strada.
Il semaforo, ti trattiene se hai un impegno.
Il semaforo, ti fa andare mentre stai cercando una cosa nel cruscotto e vorresti sostare ancora qualche prezioso momento.
Despota.

Scommetto che l'uomo che ha inventato il semaforo ha ascelle assai aulenti. Altra cosa che non sopporto.Le ascelle che puzzano sono di persone che non comprendono di irritare i circostanti, e per questo andrebbero punite con l'installazione di un semaforo in camera da letto. Pensiamo alle rotonde! che invenzione fantastica i rondò! Ah, le rotonde si che ci stanno bene, è tutto fluido, pacificamente caotico, non si capisce un granché ma piuttosto che sapere quello che sta per succedere e dover evitare il rosso è meglio andare alla scoperta.

La rotonda è anche così femminile.

Un cerchio, la perfezione, dal quale entrano ed escono i veicoli del movimento, in lei entrano, le danno il moto e da loro poi prendono la direzione, svoltano verso il mondo.
La rotonda è come una madre, da lei esci per andare alla prossima donna che pure ti indicherà la via.
La rotonda è la schematizzazione del caos, la maniera migliore per concedere il movimento a chi dovrebbe fermare, senza però fargli effettuare sostanziali spostamenti rispetto alla posizione ideale dalla luminosa indiscreta posizione del nostro nemico multicolore.

Sarebbe bello ribellarsi ai semafori.

Sarebbe così agile l'urbe se l'automobilista scendesse nel traffico e abbattesse un semaforo. Io lo farò, d'ora in poi. E sarà guerra aperta a tutti gli speculatori dell'energia, perché il semaforo non solo disturba, ma inquina sprecando energia che si può convogliare in progetti benefici, ad esempio per creare saponette destinate a tergere il suo inventore.
Ho nel mio autoblindo un'accetta da boscaiolo.
la prossima vittima potresti essere tu, se tu fossi un semaforo.


Dissentitamente vostra,
Moana C.